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By Senofonte, a cura di Fiorenza Bevilacqua

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I giorni dell'abbandono by Elena Ferrante PDF

Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt'altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo scuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e los angeles chiudono in una alienata e intermittente percezione di sé.

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Mi avvicino con la faccia alla fotografia, cercando di scorgervi dentro la vita futura, il viso futuro, la determinatezza che dovette seguire un singolare atto di coraggio. Il sorriso gioioso ha causato un leggerissimo corrugarsi della fronte liscia, proprio sopra lo spazio tra un sopracciglio e l’altro. Anni dopo quel corrugamento sarebbe diventato un tratto dominante di un volto segnato, una profonda ruga verticale che, partendo dall’osso del naso, spartiva la fronte in due. La lieve durezza celata dal sorriso, lungo il tratto della mascella, forse la immagino soltanto io; una specie di immobilità, una fermezza di opinione, un ottimismo scientifico riguardo al futuro; la foto è stata scattata la mattina di giugno in cui June e Bernard si iscrissero al Partito Comunista Britannico presso la sede centrale di Gratton Street.

L’anno dopo, Jean poté mettere le mani sui soldi dell’eredità; si comprò l’appartamento e si mantenne col resto. Harper lasciò l’impiego e presero a ciondolare tutto il santo giorno tra una sbronza, una litigata e una riconciliazione. Harper era di una innata violenza e certe volte guardavo con imbarazzo una guancia arrossata o un labbro gonfio di mia sorella e riflettevo su oscuri codici d’onore maschile in base ai quali avrei dovuto scendere in campo a sfidare mio cognato per difendere lei. Ma mi capitava anche di entrare in cucina e di trovare Jean seduta a leggere una rivista e a fumare mentre Harper se ne stava tutto mogio all’acquaio a lavare i piatti, nudo, con indosso soltanto un sospensorio viola e una mezza dozzina di segni rossi sulle chiappe.

Ebbene, tutti questi discorsi, le chiacchiere e le risate avvenivano nel corso dei nostri giri in campagna o quando ci fermavamo a mangiare un panino su qualche bel prato in collina o a bere una mezza pinta di shandy nel giardino di qualche pub di paese. E così sin dal principio il Partito, e tutto quello che il Partito stesso significava, tutto il farfugliamento sulla proprietà comune e sui mezzi di produzione, sull’eredità storicamente e scientificamente predestinata del proletariato, sull’ineluttabile inaridirsi di chissà che e tutte quelle infiorettature, vennero ad associarsi nella mia mente a boschi di betulle e campi di granoturco, al sole e al vento che ci soffiava intorno mentre scendevamo sferragliando per le colline, per viottoli che in estate si trasformavano in gallerie in mezzo al verde.

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Anabasi by Senofonte, a cura di Fiorenza Bevilacqua


by Michael
4.0

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